I “Vicini scomodi” del Duce, storia di una famiglia ebrea (C1-C2)

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19 dicembre 2014 di Paola Gagliano

 

La copertina del libro "I vicini scomodi" di Roberto Matatia

La copertina del libro “I vicini scomodi” di Roberto Matatia

Una villa dai mattoni rossi, un giardino di rose che porta al mare, la spiaggia, gli schiamazzi dei bambini. Poi di colpo l’orrore, la persecuzione, la guerra, la morte. È il periodo più buio della storia d’Italia quello che Roberto Matatia racconta nel libro “I vicini scomodi”, biografia della sua famiglia ebrea la cui casa sul litorale di Riccione confinava con quella del Duce. È la storia delle legge raziali, delle persecuzioni e di un lungo contenzioso giudiziario che alla fine riconsegna alla famiglia Matatia la casa rossa espropriata negli anni del fascismo.

mattoni (bricks – briques)  schiamazzi (noises – les bruits) di colpo (suddenlu – soudain) scomodi (thorny – épineux) scomodi (bordered – bordée) contenzioso giudiziario (legal dispute – différend juridique)

Quando ha deciso di scrivere questo libro?

Da bambino, quando chiedevo il perchè il nostro cognome fosse inciso sulla lastra di marmo posta all’esterno del muro della Sinagoga di Ferrara, ricevevo da mio padre risposte evasive  e confuse: forse voleva proteggermi da una realtà sconvolgente. Quando ne fui in grado, cominciai ad informarmi da solo e, man mano che crebbi cominciai a riflettere su come mantenere viva questa testimonianza. Cresceva in me la consapevolezza che, in un futuro, spero molto lontano, questi ricordi potessero svanire nel nulla. E non potevo accettarlo. Non potevo tollerare che il loro diventasse un sacrificio sconosciuto e, perciò , inutile.

inciso (engraved – gravé) lastra di marmo (marble slab – plaque de marbre)  ne fui in grado (I was capable – j’ai pu) man mano (gradually – progressivement) crebbi (I grew – J’ai grandi)   svanire (vanish – disparaître) perciò (therefore – par conséqunt)

Come è nata l’idea di raccontare la storia dei suoi zii, vicini di casa di Mussolini.

Villa Mussolini e l'ex villa Mamtatia dai mattoni rossi

Villa Mussolini e l’ex villa Mamtatia dai mattoni rossi

matatia villaUn giorno, un signore calvo, non molto alto, entrò timidamente  nella mia pellicceria. Nelle mani, portava alcune lettere, scrittegli in un  tempo lontano da mia cugina Camelia, durante la latitanza a Savigno. Io e mio padre le leggemmo avidamente, con una commozione tale da toglierci il respiro. Camelia raccontava del suo dolore per la famiglia perseguitata e disgregata; urlava la sua disperazione, consapevole di non avere un futuro di fronte a sé. Piangeva per il marchio d’infamia che , l’essere ebrea, comportava Mio padre le prese e le nascose immediatamente, dicendo che si trattava di cose intime, da non diffondere, conferendo, ad esse, una sacralità privata. Passarono anni prima che io riuscissi, almeno, a fotocopiarle. La mia convinzione era, e resta tale tuttora, che questi preziosi documenti dovessero essere diffusi per contribuire a creare consapevolezza. Mia moglie Silvia mi spinse a scrivere, seguendo un filo logico-temporale, una sorta di racconto storico/famigliare; qualcosa che potesse essere comprensibile con facilità.

 calvo (bald – chauve) pellicceria (fur shop – boutique de fourrure) latitanza (being in hiding – contumacia)

Per scrivere il suo libro ha fatto un lungo e meticoloso lavoro di ricerca. Da dove è partito?

Roberto Matatia

Roberto Matatia

Cominciai dalla Villa di Riccione, che mio zio Nissim possedeva, a pochi passi da quella di Mussolini: una casetta piccola, di mattoni rossi, soffocata, attualmente, fra enormi costruzioni; il giardino ora appare come uno sterrato incolto e trasandato, mentre i racconti parlano di rose e prati verso la spiaggia. Sapevo i una contesa giudiziaria post bellica, per rientrare in possesso di quella villetta espropriata dal Comune. Non era opportuno che un ebreo dimorasse a pochi metri dal Duce….Andai all’Archivio di Stato, trovai le sentenze relative alla causa, sino a giungere a quella definitiva, che riconosceva le ragioni della mia famiglia. Mi recai dal commercialista di Riccione che, nei primi anni ’50, seguì la causa per conto della Società che , in quell’epoca, possedeva l’edificio. Raccolsi la sua testimonianza, completa e dettagliata. Venni a sapere di un libro di racconti storici su Riccione. Contattai l’autore, un signore anziano dalla memoria estremamente lucida e dettagliata. Quando gli rivelai il mio cognome e le mie intenzioni, fu entusiasta nel raccontarmi che , da bambino, giocava con Roberto Matatia, figlio di Nissim, e con i figli di Mussolini. Mi raccontò dell‘idrovolante che planava a pochi metri dalla spiaggia; della folla adorante e delirante. Mi disse che, ancor oggi, molti anziani ricordano quella casa come “ ex Villa Matatia”. Raccolti i dati ed i documenti, comincia a catalogarli e a dar loro un senso, costruendo un racconto in prima persona entrando sia nel personaggio di Nissim che in quello di Camelia ( l’autrice delle lettere).

possedeva (had -avait) passi (steps – pas) costruzioni (buildings – bâtiment) sterrato incolto e trasandato (wild and unkempt dirt road – chemin de terre sauvage et mal entretenu) rientrare in possesso (to regain possession – reprendre possession)dimorasse (dwell – habite) sentenze (judgements-jugements) recai (went – suis allé) commercialista (accountant – expert-comptable) per conto (on behalf of – de la part de) rccolsi (I picked- jai pris) venni a sapere (I learned – J’ai appris) idrovolante (seaplane -hydravion) planava (hovered – planait)

È stato difficile rivivere l’orrore di quegli anni?

Confesso che fu, per me, un’esperienza sconvolgente. Entrare nei personaggi vuol dire condividere e vivere le loro ansie, le loro paure e , soprattutto, la loro disperazione. Quando arrivai alla fine e come si puo’ facilmente immaginare si tratta di una finale tragico ho decio di fermarmi un attimo prima, al Binario 21 di Milano, quel tragico 30 gennaio del’44. Non ho voluto varcare la soglia di quello che ritengo sia il dolore assoluto. Oggi guardo al mio libro pubblicato da La giuntina con l’orgoglio di una padre verso la sua creatura, ma soprattuto con l’umiltà di chi ha voluto dare ai suoi martiri la certezza che il loro sacrifico potrà rimanere  vivo nel tempo.

sconvolgente (upsetting – boulverant) Binario (track – platforme) varcare la soglia (to cress the threshold – franchir la seuil) orgoglio (pride – fierté)

Pillole grammaticali : locuzioni avverbiali con due elemennti uguali

In italiano si usano spesso delle locuzioni avverbiali con due elementi identici come a mano amano, a due a due, a poco a poco, a faccia a faccia, a corpo a corpo.

Come si vede a precedere i due elementi identici c’è sempre una preposizione che si elimina quando queste locuzioni hanno una funzione di sostantivo.

Es: Il faccia a faccia andrà in onda alle 15

Il corpo a corpo è la sua disciplina preferita

Attenzione:

Al posto della locuzione a mano a mano, è molto frequente l’espressione man mano

Es: man mano che crebbi cominciai a riflettere su come mantenere viva questa testimonianza

Buon lavoro!

 

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