La Befana racconta l’origine della sua tradizione (B1-B2)

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6 gennaio 2015 di Paola Gagliano

Ha lavorato tutta la notte. È stremata. Ha i vestiti logori e sporchi di cenere. Ma negli occhi neri e profondi si legge tutta la soddisfazione per la missione compiuta. Nonostante l’età anche quest’anno la Befana è riuscita ad entrare in tutte le case italiane e lasciare doni ai bambini buoni. Prima di godersi un meritato riposo italyamonews è riuscito a strapparle un’intervista in esclusiva.

stremata (exhausted – épuisé) logori (worn – usés) cenere (ash – cendre) strapparle (to get – obtenir)

La Befana (foto: targotocn)

La Befana (foto: targotocn)

Signora Befana, che origini ha il suo nome?

Il nome befana è il risultato di tutte le modifiche che, nel corso dei secoli, ha subito il nome “Epifania” che in greco vuol dire manifestazione. Dopo Bifania e Befania ormai da molti anni è diventato Befana. Ad utilizzarlo per primo in italiano fu Francesco Berni nel 1541  e nel XVIII secolo Domenico Maria Manni scrisse addirittura una “Istoria delle Befane”. A me questo nome piace molto, anche se sono consapevole del fatto che molti in Italia lo utilizzano per prendere in giro una donna non particolarmente attraente. Ma cosa vuole, con i miei occhi infossati e il naso aquilino non incarno i canoni della bellezza contemporanea. Sono molto, molto anziana.

ha subito (has undergone – a essuyé) manifestazione (appearance – apparition) prendere in giro (to make fun – se moquer) infossati (deep-set – enfoncés) incarno (embody – incarne)

Posso chiederle quanti anni ha?

Foto: montagnolabologna

Foto: montagnolabologna

Tanti. Praticamente esisto da sempre. Lavoravo già prima della nascita di Cristo quando nei primi dodici giorni dopo il solstizio d’inverno volavo sui campi per propiziare un buon raccolto e la fertilità dei terreni. Dopo la nascita di Cristo ho cambiato clienti, non più agricoltori ma bambini e non le nascondo che questa attività mi piace molto di più anche se mi costringe a lavorare duramente una sola notte all’anno, la dodicesima dopo il Natale.

propiziare (to invoke – rendre propice) raccolto (harvest – récolte) mi costringe (I’m forced – je suis obligé)

Cosa le ha fatto cambiare clientela?

I Re Magi (foto: Ulaola)

I Re Magi (foto: Ulaola)

La storia è molto semplice.  I Re Magi durante il loro viaggio a Betelemme bussarono alla mia porta perché non riuscivano a trovare la strada. Nonostante le loro insistenze decisi di non andare con loro per rendere omaggio al Bambino Gesù. Non so perché, in quel momento non me la sentivo. Ma dopo qualche ora quando ripensai alla loro visita mi pentii ed uscii per cercarli. Non trovandoli cominciai a fermarmi ad ogni casa e a lasciare dolci per i bambini nella speranza che uno di essi fosse il Salvatore. Da allora, per farmi perdonare non mi sono più fermata e continuo a portare doni e dolci  ai bambini buoni e carbone a quelli cattivi.

 bussarono (knocked – frappèrent)  in quel momento (at that moment – à cette époque) non me la sentivo (I didn’t feel like it – je n’avais pas envie)  carbone (coal – charbon) cattivi (naughty -vilains)

Come le è venuta l’idea?

Il carbone è un simbolo a cui sono molto legata perché nei tempi antichi rappresentava il rinnovamento stagionale. Con l’avvento del cattolicesimo ha acquisito un significato diverso, è una forma di punizione per i bambini che non si cono comportati bene. Ma detto tra noi il mio carbone non è cattivo, anzi è buonissimo.

avvento (advent – avènement) detto tra noi (between you and me – entre toi et moi)

Un’ultima domanda signora Befana. Perché lascia i suoi doni all’interno di calze appese al camino o all’albero di Natale?

carbone-befana carbone leitv1]Le rispondo in tutta sincerità. Non lo so. In realtà quando ho iniziato a fare il giro delle case le uniche cose che trovavo per lasciare i miei doni erano delle scarpe lasciate lì per permettermi di cambiare le mie se avessi avuto male ai piedi. Con il passare tempo ho iniziato a trovare delle calze, dapprima erano molto semplici ora sono delle calze bellissime e coloratissime a volte molto grandi che non credo, o meglio mi auguro, non vengano usate per altri scopi, sarebbe un peccato rovinarle. Adesso mi perdoni, sono molto stanca ed ho bisogno di riposare, ma prima voglio augurare Buona Epifania a tutti i lettori di italyamonews e chissà che l’anno prossimo non riesca a far visita anche a loro 😉

calze appese (stockings hung by – chaussettes accrochés) in tutta sincerità (honestly – honnêtement) con il passare tempo (over time – au fil du temps) dapprima (initially – dans un premier temps) a volte (sometimes – parfois) sarebbe un peccato (it would be a shame – serait dommage)

Modi di dire con il verbo volere

Nell’articolo si legge ad un certo punto: ma cosa vuole

Questa espressione è usata in italiano per indicare rassegnazione.

Es: Ma cosa vuoi farci, non posso costringerlo a fare qualcosa che non vuole

Il verbo volere è utilizzato in molte altre espressioni. Ecco un breve elenco:

Qui ti voglio! Si usa per rivolgersi a qualcuno di cui si vuole verificare il comportamento.

Es: Qui ti voglio! Adesso volgio vedere come farai!

Neanche volendo indica l’impossibilità oggettiva a fare o dire qualcosa

Es: neanche volendo potrei aiutarti.

Senza volere, non volendo: vuol dire inavvertitamente.

Es: Senza volere ho rotto il il termometro.

Volere è potere: vuol dire che chi davvero vuole ottenere qualcosa non si ferma davanti a nessuna difficoltà.

Volendo: significa che se si ha la volontà si puo’ dire o fare qualcosa.

Es: Volendo, potrebbe pagare la cena.

L’hai voluto tu: è un rafforzzativo, te lo sei voluto tu, si usa rivolgendosi a qualcuno che si trova in una situazione difficile o sgradevole, per sottolineare la sua diretta responsabilità nell’accaduto.

Volevo ben dire: significa che si è verificato ciò che si era immaginato o previsto Voglia o non voglia, volere o volare:  modo di dire per esprimere che non sia ha altra scelta.

Es: volere o volare devi fare i compiti.

E che ci vuole? si usa per sottolineare la facilità di un’azione.

Ci vuole altro, indica l’inadeguatezza di qualcuno o di qualcosa per un determinato scopo.

Es: ci vuol altro che un un insegnante alla prima esperienza!

Quando ci vuole, ci vuol: per indicare che quanto si è detto o fatto era inevitabile o indispensabile.

Es: Non ho mi sono controllata e gli ho detto tutto. Quando ci vuole, ci vuole!

Non me ne voglia: Significa che ci si augura cje qualcuno non ci serbi rancore, non se la prenda, non si offenda.

Buon lavoro!

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4 thoughts on “La Befana racconta l’origine della sua tradizione (B1-B2)

  1. Maria Piras ha detto:

    Ciao carissima,
    da quando ti ho scoperta ti leggo con piacere, anche se nella veste di insegnante. Mi piacerebbe collaborare con Lei.
    Aspetto sue notizie
    un caro saluto
    Maria

    Mi piace

  2. Paola Gagliano ha detto:

    Ciao Nebi, contattami via mail cosi ne parliamo!

    Mi piace

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