A San Sabba la musica copriva le urla degli ebrei bruciati vivi (B2-C1)

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28 gennaio 2015 di Paola Gagliano

La risiera di San Saba

La risiera di San Saba

I latrati dei cani aizzati apposta. La musica ad alto volume. Il rombo delle camionette. E in lontananza lamenti, urla, il crepitio del fuoco e il fumo che tinge il cielo di morte. È durato un anno e mezzo l’orrore del campo di sterminio nazista nella risiera di San Sabba, alla periferia di Trieste, dove i soldati delle SS facevano ricorso a metodi artigianali ed inquietanti per coprire le urla dei prigionieri cremati vivi nel forno. Un orrore da non dimenticare. Per questo  ieri mattina le più alte cariche della città friulana lo hanno ricordato in una solenne cerimonia di commemorazione celebrata nell’ambito della Giornata della Memoria. Nel giorno in cui i russi, settanta anni fa, entrarono nel campo di Auschwitz e svelarono al mondo il dramma dell’Olocausto, tutta l’Italia ogni anno ricorda la shoah nella speranza che una tragedia simile non si ripeta più.

latrati (the barking – aboiements) apposta (on purpose – exprés)  alto volume (loud – forte) rombo (rumble – grondement) camionette (truck -camion) crepitio (crackinlg – crépitement) risiera (rice mill – rizerie) facevano ricorso (used – utilisaient) cremati (cremated – incinérés) cariche (offices – fonctions) nell’ambito (as part of – dans le cadre) svelarono (unveiled – ont dévoilé)

La risiera di San Sabba fu l’unico campo di sterminio nazista in Italia. Occupata dai tedeschi  dopo l’8 settembre 1943 la risiera venne destinata allo smistamento dei deportati, al deposito e smistamento dei beni razziati, e, successivamente, alla detenzione ed eliminazione di partigiani, detenuti politici ed ebrei. Il vecchio forno essicatoio, dopo essere stato modificato, fu usato come forno crematorio dove venivano bruciati cadaveri ma anche uomini e donne gettati tra le fiamme ancora vivi.

 smistamento (sorting – tri) deposito (storage – stockage) beni razziati (confiscated properties – biens confisqués) eliminazione (here: killing – ici: – meurtre) essicatoio (dryer ( séchoir)

La cella della morte

La cella della morte

La visita della risiera è sconvolgente.  Subito dopo essere entrati ci si imbatte nella prima stanza: la cella della morte. Qui, testimoni raccontano che venivano stipati prigionieri che dovevano essere eliminati in poche ore e che spesso erano costretti a condividere questi locali angusti con cadaveri destinati alla cremazione. Il forno sorgeva poco distante, sull’area oggi contrassegnata da una piastra metallica. L’impianto, distrutto dai nazisti prima di abbandonare il campo nell’aprile del 1944, era sottoterra e vi si accedeva da una scala metallica. Un canale sotterraneo univa il forno alla ciminiera al posto della quale oggi è stata posizionata una scultura formata da tre profilati metallici che simboleggiano il fumo che usciva dal camino.

sconvolgente (shocking – choquant) ci si imbatte (you come accross – on rencontre) venivano stipati (were crammed – étaient  entassés) eliminati (killes – assassinés) locali angusti (narrow spaces – espaces étroits) sorgeva (stood – se trouvé) poco distante (nearby – pas lion) contrassegnata (marked – marqué) piastra metallica (metal plate – plaque de métal)   impianto (machinery – machinerie) vi si accedeva (was reached – on y entrait) canale sotterraneo (culvert – ponceau)

L'impronta del forno

L’impronta del forno

Al pianterreno dell‘edificio si trovavano, i laboratori di sartoria e calzoleria, dove lavoravano i prigionieri, e anche le diciassette celle dove venivano stipati fino a sei prigionieri. Nelle prime due, destinate alle torture, i prigionieri erano spogliati di ogni loro avere. In un altro edificio a quattro piani venivano rinchiusi in camerate, gli ebrei e i prigionieri civili e militari, anche donne e bambini, destinati alla deportazione in Germania nei campi di Dachau, Auschwitz, Mauthausen, mentre l’edificio che oggi ospita il museo , fungeva da caserma con gli alloggi per i militari.

pianterreno (ground floor – rez de chaussée) edificio (building – bâtiment) sartoria e calzoleria (tailoring and shoemaking – couture et cordonnerie) torture (tortures) erano spogliati (were stripped of all their possesions – étaient dépouilles de tous leurs biens) quattro piani (four storey – quatre etages) camerate (dormitories – dortoirs) fungeva (served -a servi)  caserma (barrack – caserme) alloggi (accomodations – logements)

Le celle

Le celle

L’edificio oggi adibito al culto, senza differenziazione di credo religioso, al tempo dell’occupazione serviva da autorimessa per i mezzi delle SS, usati per la gassazione delle vittime collegando lo scarico all’interno dell’abitacolo mediante un tubo rimovibile. Secondo una stima, fatta sulla base delle testimonianze,  nella risiera sarebbero state uccise tra le tremila e cinquemila persone mentre molti di più sono quelli che passarono da qui prima di finire nei campi di sterminio in Germania e Polonia. Decine di migliaia di vittime che non hanno avuto giustizia. Al processo per i crimini commessi nella risiera diu San Saba il banco degli imputati è, infatti, rimasto vuoto. Molti ufficiali nazisti erano stati già giustiziati dai partigiani, mentre il comandate del campo, un birraio di Monaco di Baviera, Joseph Oberhauser, pur condannato all’ergastolo è rimasto a vendere birra in Baviera perché l’Italia non ne ha chiesto l’estradizione. Nell’impossibilità di avere giustizia, a ricordare le vittime oggi c’è il museo inaugurato nel 1975 su progetto dell’architetto Romano Boico che è  riuscito nell’intento di monumentalizzare la risiera facendola assurgere a simbolo dello squallore e dell’orrore nazista. Per non dimenticare.

adibito al culto (used for worshi – utilisé pour le culte) autorimessa (garage) gassazione (gassing – gazage) scarico (exhaust – échappement) mediante (through – par) prima di finire (before ending up – avant de finir) processo (trial – procès) il banco degli imputati (dock – nac des accusées) giustiziati (executed – excutés) birraio (brewer – brasseur) condannato all’ergastolo (sentenced to life – condamné à réclusion à perpétuité)  assurgere (become – devenir)

Pillole grammaticali: La differenza tra ci e vi avverbi di luogo

Il campo era sottoterra e vi si accedeva da una scala metallica

Vi in questo caso è un avverbio di luogo e vuol dire ivi/lì. Ha lo stesso significato di ci (Noi ci andiamo), ma allora perché si usa vi e non ci? La risposta è molto semplice. Ci è più colloquiale mentre vi è più formale. Ci si usa soprattutto nel parlato o in uno scritto poco formale (lettera tra amici). Se si scrive un tema, un articolo, un saggio è preferibile usare vi, considerato più elegante.

 

Per saperne di più sulla risiera di San Saba:

http://www.risierasansabba.it/

Buono studio!

P.S. Nell’articolo viene spesso usata la costruzione della forma passiva con il verbo venire. Date un’occhiata alla pillola grammaticale: http://italyamonews.com/2014/11/20/1642/

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