Venezia, i segreti delle maschere tradizionali (B2-C1)

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17 febbraio 2015 di Paola Gagliano

maschera 1Visi dipinti, piume, merletti e abiti sfavillanti in questi primi giorni di febbraio hanno colorato le calle di Venezia. I festeggiamenti per il Carnevale, inizati il 31 gennaio, si concluderanno oggi con la premiazione della maschera più bella sul palco del Gran Teatro allestito in Piazza San Marco. Un rituale antichissimo che ogni anno richiama nella città lagunare centinaia di migliaia di persone pronte ad abbandonarsi al gioco, allo scherzo e all’illusione di vestire i panni di qualcun’altro. Proprio come nel 1200 quando i veneziani cominciarono ad approfittare del Carnevale per trasgredire tutte le rigide regole della Repubblica Serenissima.

 piume (feathers – plumes) merletti (laces – dentelles) abiti sfavillanti (glittering clothes – robes scintillantes) calle (rues – streets) allestito (set up – mis en place) richiama (attracts – attire) abbandonarsi al (to indulge in – se livrer à) abbandonarsi al (joke – plaisanterie) vestire i panni (assume the role – assumer le rôle) Proprio come (just like – tout comme) approfittare (take advantage – profiter)rigide (strict – strictes)

maschera 2A quel tempo il termine maschera cominciò ad essere utilizzato per indicare le donne che si travestivano da uomini e ben presto divenne simbolo di libertà, trasgressione ed immoralità. Al punto che nel 1268  la Serenissima promulgò una legge proibendo l’uso delle maschere nei giorni che non fossero quelli di Carnevale. Da allora i tempi sono cambiati. La trasgressione ha lasciato il posto alla goliardia, ma le maschere sono rimaste le stesse. Il Bauta, il Casanova, la Colombina e poi quelle della Commedia dell’Arte di Carlo Goldoni, Arlecchino, Pantalone, Brighella Mirandolina. Un popolo di personaggi fantastici e favolosi che prendono forma con una tecnica antichissima quella della cartapesta, un’arte praticata ancora oggi nei pochi laboratori artigianali rumasti a Venezia. “Mistero buffo” ( http://www.misterobuffomask.com/) è uno di questi. E Leonardo Faggian il maestro mascheraio che, dopo aver frequentato la scuola d’arte e aver lavorato come apprendista, da venti anni, nonostante la prepotente concorrenza dell’industria cinese, continua a dare vita a questi volti fantastici.

 travestivano (disguised – déguisaient) ha lasciato il posto (has given way – cédé la place) goliardia (student spirits – esprit de l’élève) cartapesta (papier-mache – papier mâcher) laboratori (workshops – ateliers) prepotente (overwhelming – écrasante)

Leonardo Faggian nel suo laboratorio

Leonardo Faggian nel suo laboratorio

“Purtroppo negli ultimi anni l’avvento delle maschere cinesi ha messo a dura prova il nostro lavoro – spiega l’artigiano veneziano – sul mercato si trovano maschere di plastica, ma anche maschere di carta pressata che sono molto simili a quelle artigianali ma non richiedono lo stesso lavoro e la stessa manualità. Ogni maschera prodotta nel mio laboratorio è un pezzo unico, non ne esiste un’altra uguale. Sono assolutamente originali mentre non si può dire la stessa cosa delle maschere cinesi che, prodotte su scala industriale, sono tutte identiche”.

avvento (arrival – arrivée) ha messo a dura prova (has put a strain on – mettre à rude épreuve)

Quanto tempo ci vuole per realizzare una maschera?

Impossibile fare una stima del tempo necessario. Nel corso della lavorazione ci sono molti tempi di attesa. Un giorno non è sufficiente. Ma non ho mai calcolato quanto tempo occorra. Non appartiene alla filosofia dell’artigianato questo modo di ragionare, quello che conta è l’unicità del prodotto finale.

Quanto tempo ci vuole (how long does it take – combien de temps il faut) nel corso della lavorazione (throughout the process – tout au long du processus) appartiene (belong – appartient)

Come nasce una maschera?

maschera 5 Si comincia con il modellare un blocco d’argilla fino a dare la forma voluta, viene fatta poi una colata di gesso in modo da ottenere uno stampo (negativo). Si procede spalmando di colla la carta bagnata che, a piccoli pezzi, viene stesa all’interno dello stampo. Una volta fatta asciugare e tolta dalla forma, viene stuccata e gessata e dopo aver dato una base di bianco si può procedere con la decorazione. Successivamente si procede alla verniciatura e alla finitura con differenti tecniche per la protezione della carta e della decorazione. Questa è una tecnica che permette alla maschera di essere indossata perché oltre ad essere robusta, ha una perfetta elasticità, aderenza e leggerezza

Si comincia con il modellare (you start by shaping – on commence à façonner) argilla (clay – argille)  colata di gesso (casting plaster – coulée en plâtre)  stampo (mold – moule) spalmando di colla (spreading of glue – étalant de colle) viene stesa (is spread – est répartie) viene stuccata (is plastered – est plâtré) verniciatura (painting – peinture) verniciatura (to be worn – être porté)

Quanti tipi di maschere esistono e quali sono quelle che vanno per la maggiore?

maschera 4Ci sono  tre tipi di maschere: quelle di Carnevale che possono essere indossate, quelle decorative e quelle del teatro della Commedia dell’Arte che sono caricature di personaggi che rappresentano tramite la fisiognomica diversi ceti sociali, ma anche debolezze e peccati. Quelle che vanno per la maggiore sono le maschere tradizionali che si vendono in questo periodo ma anche nel corso della bella stagione quando la città si popola di turisti che  vogliono portare a casa un pezzo di Venezia”.

Peccato che  spesso i turisti siportano a casa un pezzo di Cina. Una beffa per l’economia veneziana che ha un sapore amaro anche a Venezia e anche se a “Carnevale ogni scherzo vale”.

vanno per la maggiore (are all the rage – sont à la mode) ceti sociali (social classes – classes sociales) beffa (joke – blague)

Modi di dire con il verbo valere

A Carnevale ogni scherzo vale. È l’espressione che in questo periodo dell’anno tutti gli italiani pronunciano ricordando il divertimento, la baldoria e il sovvertimento delle regole sociali delle prime manifestazione carnevalesche veneziane.

Il gioco non vale la candela. Si usa per dire che non è opportuno fare una certa cosa perché il risultato che si otterrebe non sarebbe superiore allo sforzo fatto per ottenerlo.

Valere un occhio della testa: Si dice di qualcosa che costa molto

Tanto vale….si usa per significare l’inutilità di un’azione. Es: Se non sei preparato tanto vale che tu non faccia l’esame

Vale a dire. Si usa per chiarire un’affermazione precedente. Es: Non ha voluto ascoltarm, vale a dire non gli interessa il mio pensiero.

Come si vede da queste espresssioni il verbo valere può acquisire significati diversi. Può infatti voler dire:

Avere forza. Es: Il tuo consiglio vale molto.

Avere merito. Es: I tuoi sforzi ti varranno la promozione.

Avere prezzo. Es: Quest’opera vale molto.

Essere valido. Es: Per tutti vale ciò che ho detto ieri.

Buono studio!

 

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