Letture/ L’inno della Repubblica tra eroi classici e motti rivoluzionari

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4 giugno 2015 di Paola Gagliano

inno frecceFratelli d’Italia, l’Italia s’è desta dell’elmo di scipio si è cinta la testa…

Il 2 giugno in Italia si festeggia  la festa della Repubblica per ricordare il giorno in cui gli italiani, con un referendum, scelsero la Repubblica e costrinsero all’esilio il re. Da allora “Il canto degli italiani”, che celebra l’orgoglio italiano e l’unità nazionale, pervade di note e emozione le piazze di moltissime città. Scritto dal genovese Goffredo Mameli nel settembre del 1847, Il canto degli italiani  fu musicato da Michele Novaro, anche lui genovese, nel novembre dello stesso anno. L’inno piacque subito agli italiani perché incarnava i sentimenti dell’epoca. In quegli anni, infatti,  l’Italia era un paese diviso, dominato da popoli stranieri da nord a sud e cominciava a crescere tra la popolazione un fervente patriottismo. Mameli, Repubblicano e giacobino, mise in versi questi sentimenti e da ardente sostenitore del motto nato dalla rivoluzione francese liberté, egalité e fraterité si ispirò all’inno nazionale francese, La marsigliese, da cui ha mutuato “formez vos battalion” traducendolo in “stringiamc a corte”. Nel canto Mameli fa molti riferimenti anche  all’antichità classica, vista come esempio da seguire per affrancarsi dal dominio straniero e ambire alla riconquista della libertà.

desta (awakened – réveillé)   si è cinta (has bound – s’est ceinte) costrinsero (forced – ont forcé)  fu musicato (was set to music – a été mis en music) piacque (the italians liked it- il a plu aux italians) incarnava (embodied -incarnait)  ha mutuato (has borrowed – a emprunté) ambire (aspire – aspirer)

Mameli

Goffredo Mameli

L’inno fu cantato per la prima volta a Genova sul finire del 1847 pochi mesi prima dei moti del 1848 e in poco tempo conobbe un crescente successo anche grazie alla sua orecchiabilità, che ne facilitò la diffusione tra la popolazione. I suoi forti riferimenti repubblicani lo resero inviso agli austriaci che perseguirono come reato politico anche la semplice sua esecuzione. Nonostante tutto Il canto degli italiani venne cantato in quasi ogni manifestazione. Lo cantarono gli insorti in occasione delle cinque giornata di Milano (1848), venne intonato frequentemente durante i festeggiamenti per la promulgazione dello Statuto Albertino (sempre nel 1848) e anche Giuseppe Garibaldi lo canticchiò e fischiettò durante la difesa di Roma, la fuga verso Venezia e la successiva spedizione dei mille.

moti (uprising – soulèvements) conobbe (experienced – a connu) orecchiabilità (catcyness – accrocheur) diffusione (spread – propagation)  inviso (disliked – détesté)perseguirono (pursued – ont poursuivi)  esecuzione (performance – execution)insorti (insurgents – insurgés) venne intonato (was sung – a été chanté) canticchiò e fischiettò (hummed and whistled – fredonnait -et sifflait)

Dopo l’unità d’Italia (1861), tuttavia, come inno nazionale, fu scelta la Marcia Reale perché il Canto degli Italiani aveva contenuti troppo poco conservatori ed era caratterizzato da una decisa impronta repubblicana e giacobina. L’inno di Mameli non venne, però, messo da parte dagli italiani. Giuseppe Verdi nel 1862 , nel suo Inno delle Nazioni, che fu composto per l’Esposizione universale di Londra, affidò al Canto degli Italiani (e non alla Marcia Reale) la funzione di rappresentare l’Italia in quanto esprimeva meglio il sentimento di unità nazionale.

 affidò (entrusted – a confié) in quanto (as – parce que)

Novaro

Michele Novaro

Dopo la fine del Risorgimento, il Canto degli Italiani, venne oscurato da altri brani musicali che avevano un significato più legato ai problemi quotidiani. Fratelli d’Italia, grazie ai riferimenti al patriottismo e alla lotta armata, tornò ad avere successo nel primi anni del novecento . Nel 1916 il poeta e regista Nino Oxilia diresse il film muto “L’Italia s’è desta”, il cui titolo riprende la seconda strofa del Canto degli Italiani. La proiezione della pellicola cinematografica venne accompagnata da una orchestra con coro che eseguiva gli inni patriottici classici più famosi del tempo: l’Inno di Garibaldi, il Canto degli Italiani, il coro del Mosé in Egitto di Gioacchino Rossini e i cori del Nabucco e de I Lombardi alla prima crociata di Giuseppe Verdi. Fu solo dopo il referendum del 1946 che il governo italiano scelse il canto degli italiani come inno provvisorio della Repubblica italiana e nonostante negli anni si siano susseguiti i confronti e gli scontri tra i sostenitori dell’inno di Mameli e i suoi oppositori, nel 2005 il senato della Repubblica ha finamente posto fine alla provvisorietà dell’inno italiano decretandolo definitvamente come uno dei simboli più importanti della Repubblica italiana, assieme al tricolore e al Presidente della Repubblica.

oscurato (overshadowedéclipsé)  legato (related -lié) proiezione  (the screening – la projection) eseguiva (performed – effectué)

Ecco un link dove poter ascoltare l’inno di Mameli e di seguito le parole e la traduzione tratta da Wikipedia.

Fratelli d’Italia, l’Italia s’è desta, dell’elmo di Scipio s’è cinta la testa. Dov’è la Vittoria? Le porga la chioma, ché schiava di Roma Iddio la creò. Brothers of Italy,                           Italy has woken, Bound Scipio‘s helmet Upon her head. Where is Victory? Let her bow down,[For God created her Slave of Rome.

Frères d’Italie L’Italie s’est levée, Du heaume de Scipion Elle s’est ceint la tête. Où est la Victoire ? Qu’elle lui tende sa chevelure, Car esclave de Rome Dieu la créa. (2x)
Stringiamci a coorte, siam pronti alla morte. Siam pronti alla morte, l’Italia chiamò. Stringiamci a coorte, siam pronti alla morte. Siam pronti alla morte, l’Italia chiamò! Sì!  Let us join in a cohort,                                                    We are ready to die.[N 1] We are ready to die, Italy has called. Let us join in a cohort, We are ready to die. We are ready to die, Italy has called! Yes!

Serrons-nous en cohortes  Nous sommes prêts à la mort  Nous sommes prêts à la mort  L’Italie a appelé.  Serrons-nous en cohortes  Nous sommes prêts à la mort  Nous sommes prêts à la mort  L’Italie a appelé !

Noi fummo da secoli[N 2] calpesti, derisi, perché non siam popolo, perché siam divisi. Raccolgaci un’unica bandiera, una speme: di fonderci insieme già l’ora suonò. We were for centuries downtrodden, derided, because we are not one people, because we are divided. Let one flag, one hope gather us all. The hour has struck for us to unite.

Nous avons été depuis des siècles Piétinés, moqués, Parce que nous ne sommes pas un Peuple, Parce que nous sommes divisés. Que nous rassemble un Unique Drapeau, un Espoir : De nous fondre ensemble L’heure a déjà sonné

 CORO  CHORUS
Uniamoci, amiamoci, l’unione e l’amore rivelano ai popoli le vie del Signore. Giuriamo far libero il suolo natio: uniti, per Dio, chi vincer ci può? Let us unite, let us love one another, For union and love Reveal to the people The ways of the Lord. Let us swear to set free The land of our birth: United, for God, Who can overcome us?

Unissons-nous, aimons-nous L’union, et l’amour Révèlent aux Peuples Les voies du Seigneur ; Jurons de Libérer Le sol natal : Unis par Dieu Qui peut nous vaincre ?

 CORO  CHORUS
Dall’Alpi a Sicilia dovunque è Legnano, ogn’uom di Ferruccio ha il core, ha la mano, i bimbi d’Italia si chiaman Balilla, il suon d’ogni squilla i Vespri suonò. From the Alps to Sicily, Legnano is everywhere; Every man has the heart and hand of Ferruccio The children of Italy Are all called Balilla; Every trumpet blast sounds the Vespers.

Des Alpes à la Sicile Partout est Legnano Chaque homme de Ferruccio A le cœur, a la main Les enfants d’Italie S’appellent Balilla, Le son de chaque cloche A sonné les Vêpres.

 CORO  CHORUS
Son giunchi che piegano le spade vendute: già l’Aquila d’Austria le penne ha perdute. Il sangue d’Italia, il sangue Polacco, bevé, col cosacco, ma il cor le bruciò. Mercenary swords, they’re feeble reeds. The Austrian eagle Has already lost its plumes. The blood of Italy and the Polish blood It drank, along with the Cossack, But it burned its heart.

Sont des joncs qui ploient Les épées vendues L’Aigle d’Autriche A déjà perdu ses plumes Il a bu le sang d’Italie, Le sang Polonais, avec le cosaque, Mais cela lui a brûlé le cœur.

 

 

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