Lettera/ Quando i Romani facevano arrivare il grano dall’Egitto

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15 ottobre 2015 di Paola Gagliano

Un’interessante lettera di George Nabil sugli scambi commerciali tra i Romani e l’Egitto.

Le relazioni commerciali tra l’Egitto e l’Italia affondano le radici nell’antichità romana e  in epoche ancora più remote, se si accetta la teoria che identifica  alcuni dei “Popoli del Mare” di cui si parla in fonti dell’Egitto faraonico con gli abitanti presenti in certe regioni italiane prima dell’emergere di Roma: Teresh – Etruschi in Toscana ed Etruria, Sheklesh – Siculi in Sicilia e Sherden/Shardana – Sardi in Sardegna.

I rapporti tra queste due sponde del Mediterraneo vengono consolidati in epoca medioevale quando le città marinare italiane Venezia, Genova, Pisa e Amalfi fondano i loro empori commerciali d’Oriente e l’Egitto diviene uno snodo essenziale delle merci e
dei prodotti provenienti dall’Oriente e dall’India
L’economia Romana:
L’economia romana si basava principalmente sull’agricoltura e sul commercio e in misura minore sul settore dei servizi (società pre-industriale). Era però l’agricoltura a costituire il settore trainante dell’intera economia del mondo romano.
Il libero commercio agricolo aveva cambiato il panorama italico e, a partire dal I secolo a.C., le grandi proprietà terriere dedicate alla coltivazione della vite, dei cereali e dell’ulivo, avevano completamente “strangolato” i piccoli agricoltori, che non potevano competere con il prezzo del grano importato. L’annessione infatti di Sicilia (241 a.C.), Cartagine (146 a.C.) e Egitto (30 a.C.), portò l’Italia romana a rifornirsi sempre più di cereali dalle province.
• La fornitaura del Grano dall’Egitto per la citta` di Roma.
• Il frumento, utilizzato soprattutto nella produzione della farina, cresceva dove suolo e clima (Gallia e Italia settentrionale) risultavano particolarmente adatti. Nelle zone più asciutte veniva invece coltivato il farro ed il grano duro. Nelle regioni più fredde ed umide era coltivato normalmente il farro spelta. L’orzo era invece coltivato dove il suolo risultava poco fertile per la coltivazione del frumento.
• I Romani conoscevano diversi tipi di aratro per la differente tipologia dei terreni da arare. In numerose zone dell’Italia si ebbe un miglioramento della redditività grazie ad una più intensa aratura, fatta a maggior profondità ed a lungo termine. Veniva inoltre usato il letame per concimare i terreni, soprattutto attorno al bacino del Mediterraneo. La difficoltà nasceva quando il bestiame era spostato per effetto della migrazione stagionale delle mandrie e delle greggi. Alcuni territori erano poi estremamente fertili come la valle del Nilo inEgitto, dove l’irrigazione era naturale. In alcuni territori come la Palestina, la coltura del grano avveniva ad anni alterni.
• La redditività di questa coltivazione in alcune zone raggiunse ottimi livelli, che poterono essere ottenuti solo nel XVIII secolo. Il rapporto tra seminato e raccolto era normalmente di 3:8, ed in alcune zone come l’Etruria poteva raggiungere il rapporto eccezionale di 1:15. In Palestina il rapporto di produttiva era solitamente di 1 a 7 volte mentre in Grecia tra le 4,5 e le 7 volte.
• Difficile ricostruire con esattezza il volume degli scambi di grano all’interno dell’Impero romano. Sappiamo che ogni anno, venivano trasportati ad Ostia da Alessandria d’Egitto 80.000 tonnellate di grano. Le navi mercantili che trasportavano questo prezioso prodotto erano spesso accompagnate da una flotta militare romana, perché potesse proteggerle contro i pirati. Il grano veniva, quindi, posto in giganteschi magazzini (horrea) presso il porto di Ostia (con dimensioni fino a 120 X 80 metri). Nelle città, le merci erano poi vendute soprattutto in mercati coperti, in negozi o per le vie principali.

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